Percorso nascita. In Toscana mamma e neonato a casa 6 ore dopo il parto

Dal parto al ritorno a casa passano appena sei ore. Se mamma e bambino sono in buona salute, possono avvalersi della “dimissione precoce”, un progetto sperimentale avviato da tre mesi all’ospedale Torregalli di Firenze che consente di rientrare in famiglia subito dopo la nascita. Evitando medicalizzazioni superflue e liberando in ospedale preziosi posti letto. Anche le donne italiane possono fare come Kate Middleton dopo l’arrivo della secondogenita Charlotte: la royal baby è venuta alla luce in mattinata, il 2 maggio scorso, e nel pomeriggio madre e figlia erano già in posa davanti ai fotografi, pronte a far rientro a Kensington Palace. Allo stesso modo con la dimissione veloce puerpera e neonato possono lasciare la corsia tra le sei e le ventiquattro ore dopo il parto naturale, invece dei due o tre giorni canonici.

Secondo le stime del Torregalli almeno un bambino su cinque potrebbe andare a casa subito. E poiché questo progetto pilota alle neo mamme piace molto, nei prossimi mesi potrebbe essere esteso a altri tre punti nascita della città (Annunziata, Borgo San Lorenzo e Careggi), mentre sono diversi gli ospedali in tutta Italia che hanno richiesto informazioni sulla procedura messa a punto per studiarla e, eventualmente, adottarla.

Non tutte però possono usufruirne. I requisiti per il via libera in piena sicurezza sono rigidi: puerpera e neonato devono essere in ottime condizioni di salute, la donna deve essere almeno al secondo figlio (per scongiurare difficoltà nell’allattamento e nell’accudimento) e aver avuto una gravidanza giunta al termine fra le 37 e le 42 settimane. E naturalmente un travaglio, un parto e un post partum fisiologici, senza alcuna complicanza. Una volta lasciato l’ospedale mamme e figli non sono abbandonati a loro stessi: il giorno dopo va un’ostetrica a domicilio per visitare entrambi, due giorni dopo tornano in ospedale per gli screening obbligatori.

“Finora abbiamo avuto una buona risposta e tutto è filato liscio, con allattamenti esclusivi al seno ben avviati e mamme felici dell’esperienza” spiega Marco Pezzati, direttore del dipartimento materno infantile dell’azienda sanitaria di Firenze. “Le richieste sono state molte, ma quelle soddisfatte poco più di una decina perché i requisiti molto restrittivi sono un bell’imbuto. Prima di allentarli vogliamo renderci conto se la procedura avviata regge bene. Rientra tutto in un percorso di umanizzazione della nascita: nelle situazioni in cui va tutto bene, sia la salute che la gestione del piccolo, non si vede perché non facilitare il ritorno a casa”.

La formula funziona meglio nei centri non troppo grandi e con una buona rete di assistenza territoriale. Già dieci anni fa la regione Piemonte aveva commissionato uno studio sulla fattibilità della dimissione velocissima su larga scala, ma il progetto non venne mai attuato proprio per la difficoltà di assistere madri e figli a domicilio.

“Il limite nelle grandi città è l’organizzazione” conferma Carlo Piscicelli, primario di ostetricia e ginecologia al Cristo Re di Roma, un ospedale con una lunga tradizione di attenzione alla naturalità della nascita. “A volte tenere in ospedale per controlli di routine è inutile, ma organizzare un team che possa farli a domicilio è complicato, noi non ci siamo mai riusciti”.

La sperimentazione è partita a ottobre all’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze. E’ rivolta alle donne che abbiano già avuto almeno un figlio con parto naturale e che nei 9 mesi di gravidanza non abbiano riscontrato problemi. Previsti stringenti controlli anche dopo il parto e la visita di una ostetrica a domicilio il giorno dopo. “L’obiettivo è umanizzare le cure, non liberare i posti letto”, ci tiene a chiarire l’Azienda.

11 GEN – Partorire in ospedale e dopo 6 ore starsene di nuovo a casa, con il proprio bebè tra le braccia. A fare da apripista a questa possibilità è l’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze, che lo scorso ottobre ha dato il via a un progetto sperimentale che permette alle mamme e ai loro bebè di tornare a casa poche ore dopo il parto invece di rimanere ricoverati in ospedale per 48 ore, come previsto dalle linee guida per l’assistenza al parto fisiologico. Un progetto che mira ad “umanizzare le cure e riunire al più presto il nucleo familiare, non certo a liberare posti letto”, ci tiene a chiarire Marco Pezzati, direttore del Dipartimento materno infantile dell’Azienda sanitaria di Firenze, che sottolinea come il percorso avvenga in totale sicurezza. Anzitutto, il parto avviene in una struttura di specializzata e con una media di 2.000 parti all’anno, in grado di rispondere a qualsiasi emergenza in caso di complicanze. La dimissione precoce, inoltre, avviene solo se la mamma se la sente di tornare a casa e solo se la mamma e il bebè superano stringenti controlli che ne attestino lo stato di salute.

Anche una volta dimessi mamma e bebè non sono lasciati a loro stessi, “ma continuano ad essere seguiti con tutte le dovute attenzioni”, evidenzia Pezzati. Gli appuntamenti per le visite di controllo vengono programmate prima delle dimissioni e il giorno dopo il parto una ostetrica si reca in visita domiciliare dalla mamma e dal bebè per assicurarsi che stiano bene. Nei giorni successivi sono invece mamma e bebè a tornare in ospedale per sottoporsi rispettivamente al controllo ostetrico e neonatologico ed eseguire i primi screening obbligatori. “Ginecologi, pediatri e ostetriche aziendali restano, inoltre, sempre contattabili in caso di bisogno, di notte e di giorno. E se a casa dovessero emergere condizioni che rendano necessarie le riammissioni in ospedale, la macchina organizzativa è sempre pronta a muoversi”.

Ma quali sono gli ulteriori standard di sicurezza previsti dall’Azienda sanitaria di Firenze (Asf) per le dimissioni precoci rispetto a quelli utilizzati per la classica assistenza al parto fisiologico? La proposta, spiega Pezzati, è rivolta per il momento solo a donne che abbiano già avuto almeno un parto fisiologico con esito positivo e che abbiano in corso una gravidanza giunta al termine e che non abbia presentato problemi nel corso dei mesi di gestazione. Per essere dimessi precocemente anche travaglio, parto e immediato post-partum devono essersi svolti in modo fisiologico. Il personale medico deve quindi escludere la presenza di problematiche cliniche o problemi per l’alimentazione del neonato.

La sperimentazione durerà 6 mesi e se darà risultati soddisfacenti “estenderemo il progetto ad altri punti nascita”, annuncia Pezzati spiegando che in questi primi tre mesi di attività non sono emersi particolari problemi. “Ci sembra un progetto ben costruito e in grado di rispondere alle aspettative”. E chissà che non venga esportato anche in altre Regioni. Anche se il rischio è che resti una perla per rare realtà. Per funzionare, infatti, necessità non solo di un punto nascita sicuro ed efficiente. “Per creare un percorso di questo genere c’è bisogno di una rete territoriale molto forte e di una sinergia ospedale-territorio davvero efficiente. Solo così è possibile garantire la sicurezza della mamma e del bebè anche a domicilio”, spiega Pezzati. “Per fortuna nella nostra Azienda sanitaria lavoriamo da anni secondo questo modello, che ci permette di migliorare l’umanizzazione delle cure”. E se nel farlo si riduce la durata dei ricoveri, si liberano dei posti letto e si ottiene qualche risparmio, ben venga. “Ma questa – ribadisce il direttore del Dipartimento materno infantile dell’Asf – è una conseguenza del progetto, non l’obiettivo per cui è nato. Il nostro obiettivo resta sempre il bene dei pazienti”.

Redazione

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