Respinte le muffe aliene, nello spazio sbocciano i primi fiori: emozioni sulla stazione internazionale

I fiori gialli con striature arancioni stanno lì, nella serra, e ti fanno spalancare gli occhi quando sbocciano dallo schermo del computer aprendo il tweet dell’astronauta Scott Kelly che ormai non ti aspettavi più. E ti fanno anche mancare il respiro perché quelle zinnie sono i primi fiori nati nello spazio. Fiori in orbita, fiori sulla stazione spaziale internazionale Iss che sfreccia a 400 km di altezza sulle nostre teste a 28.800 km orari. Fiori in quel camper tra le stelle che sta allenando gli uomini a tornare sulla Luna e a tentare il grande balzo su Marte.

La felicità che trasmette quella “pellaccia” di Scott, un veterano dell’aeronautica militare degli Stati Uniti, è contagiosa mentre racconta on line di quei fiorellini  che gli sono cresciuti sotto gli occhi e per i quali non ha dovuto telefonare a Interflora. No, per lui, che pure dalla cupola dell’Iss vede 16 stupefacenti crepuscoli ogni 24 ore, non sarebbe stato di nessuna consolazione leggere Gozzano e del suo amore per “le rose che non colsi”.

Lui, Scott, che resterà un anno intero lassù nello spazio, le zinnie le voleva cogliere, eccome, lui voleva  a tutti costi mettere dei fiori nella “sua” stazione spaziale e ha lottato come un leone per riuscirci che meriterebbe i complimenti quantomeno di Paolo Pejrone.

LA BATTAGLIA CONTRO LE MUFFE
Le corolle dei primi fiori spaziali si sono schiuse quando in Italia stava per tramontare sabato 16 gennaio ed è una data da infilare subito nella Storia, anche perché dietro c’è la battaglia epica condotta in orbita e iniziata nel novembre scorso quando gli astronauti americani Kjell Lindgreen e Scott Kelly (sì, il gemello dell’ugualmente astronauta Mark, restato a Houston) hanno piantato i semi di zinnie nella serra Veggie in cui l’anno scorso è cresciuta la prima lattuga (lattuga rossa romana) poi mangiata direttamente dagli inquilini dell’Iss. Già nel 2011 lo stesso astronauta italiano Paolo Nespoli era riuscito a far crescere lattuga sull’Iss, ma per lui nessuna insalata nello spazio perché si preferì riportare quelle primizie a terra per studiarle. Del resto l’Italia, grazie all’Asi, è all’avanguardia in questo settore con il coordinamento nazionale IBIS (Italian Bio-regenerativeSystems).

Ma se è lampante il motivo degli esperimenti per coltivare lattuga in orbita (in viaggio verso Marte e poi anche lassù tra le sabbie rosse  qualcosa di fresco Luca Parmitano dovrà pur mangiarlo), perché tentare con i fiori? Cerca e ricerca nel guardaroba dell’Iss mai si troverà una tuta spaziale con l’occhiello nel  reverse e neppure, almeno in questo periodo, c’è Samantha Cristoferetti sull’Iss a cui donare un mazzolino di zinnie.

In realtà il successo con le zinnie, resistenti esponenti della famiglia delle Astaraceae, originarie delle zone aride del Messico, apre la possibilità di provarci nello stesso ambiente a microgravità anche con altre piante da fiore, sì, ci siamo capiti, ortaggi. E pomodori, in calendario dall’anno prossimo. E, ancora sì, vi viene in mente il botanico Mark Watney, aka Matt Damon, in The Martian, quando si salva la pelle coltivando patate e accarezza la prima piantina che sbuca nella sua serra artigianale.

Proprio il protagonista di quel romanzo e film viene citato da Scott Kelly nel raccontare la soddisfazione di vedere finalmente sbocciare le astro-zinnie dopo lo spavento delle ultime settimane. Per quanto avanzata, la serra americana dell’Orbital Technologies non era riuscita a impedire la creazione di muffa e “ruggine” sulle piantine ancora gracili di zinnie. Muffa in orbita, muffa extraterrestre, muffa aliena insomma. Scott e Kjell, che è pure biologo, le avevano provate tutte intervenendo sui sistemi di alimentazione della serra che fornisce luce (a led, un tipo di illuminazione adesso comune anche sulla Terra, ma inventata proprio per gli astronauti), acqua e nutrienti, ma verso Natale la muffa – maledetta – sembrava avere preso il sopravvento. Dannata muffa, accanirsi così su pianticelle che non possono mai essere sfiorate da un soffio d’aria fresca che  non sia riciclata all’infinito e che non possono mai essere scaldate da un raggio di sole. Ma Scott, con l’aiuto anche dell’inglese Tim Peake, primo inglese sull’Iss, non aveva mai mollato. Ci aveva persino parlato, usando toni bassi, con quelle piantine in pericolo. E poco alla volta la muffa e le macchie di ruggine erano regredite. Un’impresa che tira su non poco il morale chi deve passare dodici mesi senza Primavera, Estate, Autunno e Inverno in quei locali ristretti con un programma massacrante di lavoro.

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News recenti

News più lette di oggi