Pistoletto: “Il mio frutto, per riconciliare Uomo e Natura”

Nel giorno di inizio primavera, Milano si arricchisce di una scultura che rappresenta un frutto, di questi tempi logo molto utilizzato, come nuovo simbolo artistico, tramite creativo tra speculazione intellettuale ed esigenza reale. La “Mela reintegrata” di Michelangelo Pistoletto, scultura  che aveva già sperimentato provvisoriamente il suolo milanese, sarà inaugurata e rimarrà in modo permanente in piazza Duca d’Aosta, davanti alla stazione Centrale. Per il  maestro dell’Arte povera, dei “quadri specchianti”, della celebre e dissacrante “Venere degli stracci”, che nella seconda metà del Novecento insieme ai suoi compagni “poveri” riportò l’Italia al centro della scena artistica internazionale, il tempo non è passato invano, ha continuato a reinventarsi, sviluppando nuovi temi e nuove ricerche. Perché è convinto che serva soprattutto l’arte, oltre alla cultura e alla politica, a “restituire vita alla Terra”.

LE IMMAGINI

Maestro con che spirito affronta questa inaugurazione? 
Questo è un lavoro che non è autocelebrativo o espressione individualistica, è un lavoro che ha un significato sociale, comprensibile a tutti, è una  proposta di cambiamento per il mondo, di collaborazione e d’intesa. Tutti sanno che c’è stato il morso della mela, che simboleggia il passaggio dal primo al secondo paradiso, da quello naturale della mela intera a quello artificiale. Noi oggi ci troviamo nella situazione di dover integrare il primo con il secondo, anche perché il morso lo abbiamo inferto noi alla natura, con l’artificio. Noi ora dobbiamo entrare nel “Terzo paradiso”, nella terza situazione umana che è quella che deve riuscire ad equilibrare questo rapporto, e questa scultura rappresenta questo necessario passaggio.

Come ha concretizzato l’idea di questa opera?
Ho realizzato la mela in molti modi. La prima l’ho fatta quattro anni fa con la fondazione Zegna  per spazi privati, ed è di lana. La lana rappresenta il riciclo: l’animale si sveste per vestire l’uomo e poi si riveste. Successivamente per l’inaugurazione dell’Expo, in piazza Duomo è stata creata una mela in metallo, ricoperta di terra ed erba, con una cucitura fatta in acciaio inossidabile. Per un po’ è stata parcheggiata al parco Sempione con un’altra veste provvisoria di stoffa. Ora, la  “Mela reintegrata”, che pesa 11 tonnellate è alta 8 metri e ne fa 7 di diametro,  è costituita da una struttura di metallo, interamente modellata con un intonaco argilloso mescolato a polvere di marmo.

Cosa ne pensa della collocazione davanti alla Stazione di Milano?
La stazione è il luogo in cui si arriva e da cui si parte, questo simbolo di cambiamento è giusto che sia lì dove i destini si incrociano.

Che significato ha esporre una scultura in un luogo pubblico oggi?
Un tempo, fino all’inizio del XX secolo si realizzavano monumenti che avevano un significato sociale, poi negli anni successivi sono state messe opere che avevano perso quella funzione e rappresentavano solo il segno specifico di un artista, un arte individualistica. Con la “Mela reintegrata” si ritorna a un idea di rappresentazione di opera sociale. Questa opera rappresenta una condizione condivisibile, è un’opera che porta le persone ad identificarsi con il proprio tempo ed anche a partecipare.Se questa opera ha significato, lo avrà sempre di più quando le persone saranno convinte che bisogna lavorare per far convivere natura e artificio, per essere tutti attivi. E’ un’opera che ha come committente l’umanità.

Quali sono i cambiamenti necessari per entrare in quello che lei ha teorizzato come “Terzo paradiso”?
I cambiamenti auspicabili sono scritti nei 17 punti della sostenibilità dell’Onu, che toccano tutte le questioni fondamentali e aprono il cantiere dei cambiamenti e poi la Carta di Milano, e volendo erano già scritti nel titolo dell’Expo Nutrire il pianeta.

Cosa pensa delle tante derive dell’arte contemporanea, lei dove si colloca?
Nell’arte contemporanea non ci sono più i movimenti d’avanguardia, l’ultimo è stato l’Arte povera, ora c’è una grande accademia dell’espressione indivuale, che si è allargata a tutto il mondo. Prima c’è stata l’Europa, poi l’America, adesso c’è tutto il mondo. Ma non c’è più una ricerca comune, c’è una convivenza di artisti che si esprimono individualmente e questo è un grande esercizio di libertà e di presa di responsabilità individuale di ogni artista. C’è un grande vento, un grande soffio mondiale dell’arte, e quindi non è più così facile stabilire priorità. A me interessa portare un segnale che non sia solo mia espressione, ma un elemento al quale tutti possono apportare una propria attività, è un’arte che serve, che ha una funzione. Se si voule parlare ancora di avanguardia, questa è l’avanguardia.

‘La Mela Reintegrata’, opera realizzata da Michelangelo Pistoletto, è stata istallata definitivamente in piazza Duca D’Aosta, di fronte alla Stazione Centrale, alla presenza del Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, degli assessori Filippo del Corno (Cultura) e Carmela Rozza (Lavori pubblici), del presidente del FAI Marco Magnifico e dell’artista stesso.

Realizzata nel 2015 da Michelangelo Pistoletto con il sostegno di Fondazione Pistoletto, Cittadellarte e FAI, l’opera era stata posata in via temporanea in piazza del Duomo, nel maggio scorso, in occasione dell’apertura di Expo in città e da giugno era collocata all’interno del Parco Sempione. Grazie ad un accordo tra Michelangelo Pistoletto, Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, il FAI e il Comune, ‘La Mela Reintegrata’ è stata donata al Comune di Milano e quindi alla Città.

“Da oggi Milano accoglierà chi arriva in Stazione Centrale con la bellezza e la creatività di una grande opera d’arte, che in questi mesi ha girato la città come testimone dell’impegno per un mondo più rispettoso dell’ambiente e per uno sviluppo che ci avvicini e non ci allontani dalla natura. ‘La Mela Reintegrata’ può essere considerata il simbolo della volontà della nostra città di diventare un modello di sviluppo sostenibile”, afferma il Sindaco Giuliano Pisapia.

“‘La Mela reintegrata’ contribuirà ad arricchire il valore artistico e architettonico di una piazza da sempre nel cuore dei milanesi e porta d’ingresso per i tanti che arrivano nella nostra città. Milano può essere orgogliosa di annoverare un esempio di arte pubblica opera di un artista noto a livello internazionale”, lo dichiarano gli assessori Del Corno e Rozza.

“Il simbolo della mela – dichiara Michelangelo Pistoletto – attraversa tutta la Storia che abbiamo alle spalle, partendo dal morso, che rappresenta il distacco del genere umano dalla Natura e l’origine del mondo artificiale. ‘La Mela Reintegrata’ rappresenta l’entrata in una nuova Era, nella quale mondo artificiale e mondo naturale si ricongiungono generando nella società un equilibrio esteso a dimensione planetaria. Il simbolo della Mela Reintegrata rappresenta la ricomposizione degli elementi opposti: natura e artificio. La mela significa natura; il morso della mela significa artificio, così come lo vediamo utilizzato in un marchio di computer mondialmente diffuso posto ad emblema della tecnologia che sostituisce integralmente la natura. Con La Mela Reintegrata l’artificio assume il compito di ricucire la parte asportata dal morso e ricongiungere l’umanità alla natura, anziché continuare ad allontanarla da essa.”

L’opera, del valore complessivo stimato in 800mila euro, è composta da due elementi: il primo, a forma di mela, è costituito da una struttura portante metallica con una circonferenza di 7 metri e un’altezza di 6 metri. Il secondo, denominato ‘terzo paradiso’, con funzioni di basamento, ha una struttura composta da intelaiatura di metallo. Il peso complessivo dell’opera è di circa 11 tonnellate. La Fondazione  si occuperà della manutenzione ordinaria e straordinaria per 20 anni.

Michelangelo Pistoletto nasce a Biella nel 1933. La sua prima produzione pittorica è caratterizzata da una ricerca sulI’autoritratto. Nel biennio 1961-1962 approda alla realizzazione dei Quadrispecchianti, che includono direttamente nell’opera la presenza dello spettatore, la dimensione reale del tempo e riaprono la prospettiva, rovesciando quella rinascimentale chiusa dalle avanguardie del XX secolo. Con questi lavori Pistoletto raggiunge in breve riconoscimenti e successo internazionali, che lo portano a realizzare, già nel corso degli anni Sessanta, mostre personali in prestigiose gallerie e musei in Europa e negli Stati Uniti. A partire dal 1967 realizza, fuori dai tradizionali spazi espositivi, azioni che rappresentano le prime manifestazioni di quella ‘collaborazione creativa’ che Pistoletto svilupperà nel corso dei decenni successivi, mettendo in relazione artisti provenienti da diverse discipline e settori sempre più ampi della società.

Redazione

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