Scoperta sesazionale a Firenze, batterio killer resistente ad antibiotici, è una minaccia per la salute

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Cresce a dismisura il numero di batteri resistenti agli antibiotici.
E’ di nuovo allarme tra gli esperti per la scoperta di un nuovo ceppo di batterio resistente alla colistina, un antibiotico ‘salvavita’ utilizzato in occasione di determinate infezioni, tra cui quelle polmonari.
La scoperta è opera del laboratorio di Microbiologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi (Firenze).
“La variante genetica identificata – ha spiegato Gian Maria Rossolini, direttore del laboratorio – è particolarmente allarmante perché il clone del batterioKlebsiella pneumoniae è resistenti ad antibiotici ad ampio raggio sia in Italia che altrove. Può provocare polmonite batterica – resistente alla colistina, produttore della carbapenemasi KPC. La carbapenemasi è un enzima in grado di inattivare gli antibiotici della classe dei carbapenemi.”.
“I risultati a cui sono pervenuti i colleghi di Firenze – ha commentato Pierangelo Clerici, presidente dell’Amcli (Associazione microbiologi italiani) – confermano che il fenomeno del farmaco resistenza batterica negli ospedali avanza inesorabilmente e che tutte le azioni devono essere messe in atto per contrastarlo”.
L’Italia è il paese che ha il più alto numero di batteri capaci di resistere agli antibiotici; un primato certamente non invidiabile reso noto in occasione del World antibiotici Awareness Week, un’iniziativa globale per migliorare la comprensione del problema e cambiare il modo in cui vengono utilizzati gli antibiotici.
Un primato che pone l’Italia in testa alla classifica dei paesi europei almeno stando ai dati diffusi dall’European Center for Diseases Control (Ecdc).
Il consumo di antibiotici in Europa non calerebbe, e anzi in alcuni paesi continuerebbe a salire.
Secondo il rapporto, basato sui dati della sorveglianza Esac-net dell’Unione Europea, il dato medio Ue di consumo fuori dagli ospedali per il 2014 è 21,6 dosi al giorno ogni mille abitanti, e varia dalle 10,6 dell’Olanda alle 34,6 della Grecia.
L’Italia, con 27,8 dosi, è al quinto posto, dietro a Francia, Romania e Belgio. 
Il dato medio è sostanzialmente stabile, con la Gran Bretagna che ha mostrato un aumento del consumo bilanciato da diminuzioni a Cipro e in Svezia.

Cresce purtroppo in Italia l’allarme superbatteri dopo che di recente all’ospedale Careggi di Firenzeè stata identificata una nuova variante significa di Klebsiella pneumoniae il quale risultato resistente all’antibiotico colistina, ovvero un antibiotico definito salvavita utilizzato in occasione di determinate infezioni tra cui quelle polmonari.

Per Klebsiella s’intende un genere di batteri Gram-negativi normalmente presente nella mucosa respiratoria e nell’intestino dell’uomo anche se sono praticamente ubiquitari in natura; questi generi di batteri sono provvisti di una capsula prominente a base di polisaccaridica, ed è possibile trovarli in singoli a coppia o anche a piccole catene.La scoperta è stata effettuata da un team di ricercatorioperanti presso il laboratorio di microbiologia clinica dell’ospedale fiorentino di Careggi, i quali hanno fatto sapere che ceppi di Escherichia coli ovvero batterio portatore della Resistenza in questione sono stati trovati anche nel nostro paese ovvero in Italia.

Sulla base di quanto scoperto, è considerato il ruolo salvavita che questo farmaco assunta nella lotta ad altri batteri vulnerabile medicinali gli esperti dell’ Associazione microbiologi clinici italianiribadiscono l’estrema attenzione con la quale occorre monitorare l’evoluzione genetica di questi batteri che possono costituire una grave minaccia per la salute dei pazienti ricoverati che non. A spiegare quanto scoperto è stato lo stesso direttore dell’azienda ospedaliera di Careggi ovvero Gian Maria Rossolini, il quale ha dichiarato: “Presso il nostro laboratorio è stata recentemente identificata una nuova variante del gene mcr-1, denominata mcr-2, in un ceppo di Klebsiella pneumoniae – che può provocare polmonite batterica – resistente alla colistina, produttore della carbapenemasi KPC”. I microbiologi avvertono ancora: “Il reperto fiorentino “è particolarmente allarmante perché il clone di K. pneumoniae ST512 produttore di carbapenemasi KPC è uno dei maggiori responsabili della diffusione epidemica di K. pneumoniae resistente ai carbapenemi (CRKp) in Italia, ma anche altrove. La comparsa in K.pneumoniae del nuovo meccanismo, trasferibile, di resistenza alla colistina, può portare a una combinazione esplosiva. E “il fatto che il ceppo sia stato isolato da un paziente che non era stato mai trattato con colistina indica un rischio di trasmissione anche in assenza di pressione selettiva diretta”.

Tali risultati conseguiti cui sono pervenuti i colleghi del Carreggi di fatto non fanno altro che confermare che il fenomeno della farmacoresistenza batterica negli ospedali avanza inesorabilmente e che bisogna necessariamente impiegare tutte le forze possibili e necessarie per cercare di contrastarlo, e questo quanto sostanzialmente riferito dal Presidente dell’Amcli, Pierangelo Clerici direttore dell’Unità operativa di microbiologia dell’Asst Ovest Milanese.Lo stesso Clerici ha confermato la necessità di creare un lavoro di confronto attivo sul monitoraggio che i laboratori di microbiologia clinica ogni giorno svolgono al fine di identificare strategie comuni di prevenzione e trattamento di quella che a tutti gli effetti costituisce una delle più gravi crisi sanitaria cui si debbano dare delle risposte certe.

Desta preoccupazione in ambito medico un nuovo meccanismo di resistenza di batteri colistina, farmaco “salvavita” per il trattamento delle infezioni da batteri Gram-negativi ultraresistenti. Ceppi diEscherichia coli di tale resistenza, sia di origine clinica che animale, sono stati già trovati anche in Italia. La nuova descrizione conferma l’estrema attenzione con la quale occorre monitorare l’evoluzione genetica di quei batteri che possono costituire una grave minaccia per la salute dei pazienti ricoverati.

Amcli, l’associazione microbiologi clinici italiani, ha accolto con interesse e preoccupazione i risultati che giungono dal laboratorio di Microbiologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggidi Firenze, diretto dal Coordinatore del Comitato per lo Studio degli Antibiotici (CoSA) di Amcli, Prof. Gian Maria Rossolini, dai quali è emersa con tutta la sua complessità diagnostica e clinica l’emergenza di questo determinante di resistenza.“Presso il nostro laboratorio è stata recentemente identificata una nuova variante del gene mcr-1, denominata mcr-2, in un ceppo di Klebsiella pneumoniaeresistente alla colistina, appartenente alla linea clonale ST512 e produttore della carbapenemasi KPC. Il ceppo era di origine clinica, da un paziente che non era mai stato trattato con colistina, e il gene mcr-2 è risultato facilmente trasferibile per coniugazione”, spiega Rossolini.

Questo nuovo meccanismo di resistenza è stato prevalentemente riscontrato in isolati di Escherichia coli da animali, ma occasionalmente anche in isolati clinici e in altre specie di enterobatteri. Il reperto è particolarmente allarmante perché il clone di K. pneumoniae ST512 produttore di carbapenemasi KPC è uno dei maggiori responsabili della diffusione epidemica di K. pneumoniae resistente ai carbapenemi (CRKp) in Italia, ma anche altrove. La comparsa in K.pneumoniae del nuovo meccanismo, trasferibile, di resistenza alla colistina, può portare ad una combinazione “esplosiva”. Il fatto che il ceppo sia stato isolato da un paziente che non era stato mai trattato con colistina indica un rischio di trasmissione anche in assenza di pressione selettiva diretta.

La colistina

La colistina è un antibiotico polimixinico prodotto da alcuni ceppi di Bacillus polymyxa var. colistinus. La colistina è una miscela di polipeptidi ciclici di colistina A e B. La colistina è efficace contro la maggior parte dei batteri Gram-negativi e viene solitamente utilizzata come antibiotico polipeptidico.  Il direttore dell’azienda ospedaliera di Careggi, Gian Maria Rossollini spiega: «Grazie ai nostri ricercatori, in laboratorio siamo riusciti ad identificare una nuova variante del gene mcr-1, denominata mcr-2, in un ceppo di Klebsiella pneumoniae resistente alla colistina, (che può provocare la polmonite batterica) appartenente alla linea clonale ST512 e produttore della carbapenemasi KPC».

Klebsiella pneumonie, pericolo diffusione

Secondo quanto spiegato in un documento dall’Associazione microbiologi clinici italiani (Amcli), «il reperto è particolarmente allarmante perché il clone di K. pneumoniae ST512 produttore di carbapenemasi KPC è uno dei maggiori responsabili della diffusione epidemica di Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi (CRKp) in Italia, ma anche altrove». «I risultati cui sono pervenuti i colleghi del laboratorio di Firenze – afferma il presidente dell’Amcli Pierangelo Clerici – confermano che il fenomeno della farmaco resistenza batterica negli ospedali avanza inesorabilmente e che tutte la azioni devono essere messe in atto per cercare di contrastarlo».

Precedenti del virus

Individuato per la prima volta in Cina ormai 7 mesi fa, all’epoca gli scienziati del sol levante furono estremamente chiari, il batterio scoperto è oltremodo pericoloso e non va sottovalutato, il rischio per la popolazione mondiale è molto alto. Questo in sintesi l’allarme lanciato dai ricercatori Cinesi, “il virus scoperto resiste a tutti gli antibiotici conosciuti è può diventare un serio problema per chi viene contagiato.”. Era novembre 2015 e per la prima volta il mondo è stato allertato dall’annuncio degli scienziati Cinesi, <<è stato scoperto un batterio estremamente potente, resistente ad ogni forma di antibiotico ad oggi conosciuto, gli esseri umani potrebbero essere a rischio>>. Allarme che nel giro di poche settimane era caduto nel dimenticatoio. Ma ecco che, a distanza di 7 mesi torna la paura, e questa volta arriva dagli Stati Uniti, dove una variante del virus avrebbe colpito una donna della Pennsylvania.

Il caso del batterio isolato a Firenze è un microbo appartenente a uno dei ceppi batterici considerati i principali responsabili dunque della diffusione della resistenza ai carbapenemi in Italia.

“I risultati cui sono pervenuti i colleghi del laboratorio di microbiologia clinica confermano che il fenomeno della farmaco-resistenza batterica negli ospedali avanza inesorabilmente e che tutte la azioni devono essere messe in atto per cercare di contrastarlo”, commenta Pierangelo Clerici, presidente dell’Amcli.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), “la resistenza agli antibiotici da parte dei microrganismi rappresenta un problema sempre più grave per la salute pubblica.

E’ stato valutato (dati 2015) che in media il 5% dei pazienti ospedalizzati contrae una infezione durante il ricovero e dal 7% al 9% dei pazienti ricoverati a un dato momento è infetto.

“Confermiamo la necessità di creare un tavolo di confronto attivo sul monitoraggio che i laboratori di microbiologia clinica ogni giorno svolgono al fine di identificare strategie comuni di prevenzione e trattamento di quella che a tutti gli effetti costituisce una delle più gravi crisi sanitarie cui dobbiamo dare risposte certe”, conclude il presidente Amcli.

Redazione

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