Corona:Gdf sequestra abitazione a Milano

Come riferisce una nota delle Fiamme Gialle, dalle indagini è emerso che l’immobile, del valore di 2,5 milioni di euro, si trovava tra le prime disponibilità di Corona che lo aveva intestato ad un prestanome. Secondo gli inquirenti milanesi, l’acquisto della casasarebbe stato effettuato “con risorse finanziarie prevalentemente provento delle azioni distrattive commesse in danno della società fallita“.

Emergono numerosi dettagli dal provvedimento con cui i giudici della sezione misure di Prevenzione del Tribunale di Milano che ha portato al sequestro dell’appartamento di Fabrizio Corona a Milano. Un’accusa che ha indotto la magistratura a sottoporre lo stesso Fabrizio Corona agli arresti presso il carcere di San Vittore.

Il provvedimento rientra nell’inchiesta sulla bancarotta della società Corona’s.

L’immobile è stato acquistato dal collaboratore di Corona, Marco Bonato, che nello studio del notaio ai venditori ha consegnato “22 assegni circolari emessi a debito dalla Fenice Srl, nel quadro di un’operazione da riferire a Fabrizio Corona e non all’acquirente formale Marco Bonato, che in questa società non risulta mai essere stato socio ne vi ha mai ricoperto ruoli di amministratore o gestore”. Insomma il Corona descritto dalla sua prestanome è una vera e propria macchina da soldi che, letteralmente, non sa dove mettere il denaro.

Insomma, il lupo perde il pelo ma non il vizio e come ha dimostrato la Iena Filippo Roma in un servizio andato in onda domenica 9 ottobre, nemmeno in maniera occulta: “Per una serata in discoteca sono 7000 euro, di cui 50% all’accettazione del contratto e il restante 50% quando veniamo – rispondeva lo staff di Corona alla Iena nei panni di un gestore di locale interessato a un’ospitata -“. Mentre un altro milione era in un conto corrente in Austria. E quindi si fa tutto in contanti.

“La galera a persone così non serve” ha poi aggiunto “bisogna che trovi un altro luogo e, soprattutto, un po´ più di pazienza, è stato troppo poco con me”. Un’opportunita’ pero’ gli e’ stata data.

Chi non lo giustifica è Don Mazzi che in un’intervista si è detto “più che pentito per averlo accolto, mi sono arrabbiato: mi pare di essere stato imbrogliato“.

Io sono apertissimo a dieci casi anche peggiori di lui, perché Corona è in effetti un caso mass-mediatico, ma non avete idea di che casi ho seguito e che sto seguendo e cosa ho nelle mie comunità, perché forse sono diventato l’unico prete che ancora prende questi casi.

Redazione

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