Morbo di Parkinson colpisce anche i giovani

La malattia di parkinson meglio conosciuta come morbo di parkinson è una patologia neurodegenerativa ad evoluzione lenta ma progressiva, le cui cause sono ancora non del tutto note. Quel che è certo è che è originata dalla graduale morte delle cellule nervose collocate nella cosiddetta sostanza nera, una piccola zona del cervello che controlla tutti i movimenti del corpo. La morte di tali neuroni provoca la perdita di dopamina e di conseguenza lo sviluppo dei sintomi della malattia. Nonostante le cause siano ancora sconosciute, pare che vi siano molteplici elementi che collaborano al suo sviluppo. Questi fattori sono sostanzialmente di due tipi:

Genetici in quanto circa il 20% dei pazienti ha un famigliare affetto dalla stessa malattia.

Tossici: il rischio della malattia può aumentare con l’esposizione a particolari tossine come alcuni pesticidi o idrocarburi solventi. Anche l’esposizione a determinati metalli pesanti quali ad esempio ferro e zinco, può determinare la comparsa della patologia.

E’ bene sapere che la malattia è presente in tutto il mondo e in tutti i gruppi etnici. Sebbene colpisca entrambi i sessi, quello più a rischio è il sesso maschile. L’età media di inizio si aggira intorno ai 58/60 anni, tuttavia il 5% dei pazienti presenta un esordio tra i 20 e i 40 anni.

Quali sono i principali sintomi motori del morbo di parkinson?

I principali sintomi motori sono il tremore a riposo (il tremore spesso interessa una mano, ma può riguardare anche piedi o addirittura la mandibola), la rigidità che può manifestarsi agli arti, al collo o al tronco; la lentezza dei movimenti e dei gesti (soprattutto per quanto riguarda le attività quotidiane come lavarsi, sedersi o mangiare), e in una fase più avanzata della malattia, l’instabilità posturale.

Esistono poi altri sintomi definiti non motori che si evidenziano più spesso nelle fasi iniziali della malattia, essi sono: i disturbi vegetati (i quali includono maggiormente stipsi, disturbi urinari, disfunzioni sessuali e disturbi della pressione arteriosa), dell’olfatto, dell’umore e del sonno.

Le fasi della malattia

Il morbo di Parkinson presenta fondamentalmente due fasi: la fase perisintomatica e quella sintomatica.
Generalmente, la prima fase è caratterizzata spesso dalla perdita dei neuroni dopaminergici della substantia nigra. Per quanto riguarda la seconda fase, è difficile determinarne i sintomi iniziali, in quanto il loro esordio è graduale ed insidioso. Alcuni di essi sono talmente lievi che non rendono possibile una valutazione clinica. La fase sintomatica del morbo di Parkinson può essere classificata in: precoce e tardiva. La prima fase (precoce) è caratterizzata dalla comparsa dei primi sintomi, e solitamente si può arrivare  aperdere circa il 70% dei neuroni dopaminergici della substantia nigra. La seconda fase (tardiva) si riferisce al progredire della patologia, quando i sintomi iniziano a diventare più rilevanti. Ogni decorso di malattia è unico, tanto che i sintomi motori primari si posso presentare con una certa variabilità tra paziente e paziente.

Come si diagnostica la malattia di parkinson?

Il morbo di parkinson viene solitamente diagnosticato da un neurologo che valuta i sintomi e la loro gravità. E’ inoltre indispensabile escludere altre patologie prima di procedere ad altri accertamenti. Tuttavia non è affatto semplice tale procedura dal momento che molti segni caratteristici della malattia, infatti, possono riscontrarsi frequentemente anche in altre patologie comunemente inquadrate come parkinsonismi atipici (atrofia multisistemica, paralisi sopranucleare progressiva, degenerazione cortico-basale) o come sindromi parkinsoniane. Accade spesso, infatti, che circa il 25% dei malati di Parkinson non sappia di esserlo poiché i sintomi sono minimi e possono essere confusi con quelli di altre malattie, cosicché spesso non ottiene una diagnosi corretta.

Come curare la malattia

E’ bene utilizzare corrette terapie fin dalle prime manifestazioni al fine di rallentare la progressione della malattia e di ottenere una miglior qualità di vita rispetto a chi inizia le terapie tardivamente.

La riduzione della produzione cerebrale di dopamina si accentua, infatti, con lo svilupparsi della malattia.

Quali sono le terapie più diffuse?

Il trattamento della malattia di Parkinson avviene in primis con la terapia farmacologica, tuttavia negli ultimi anni sono nati diversi approcci chirurgici e sono state sviluppate anche terapie basate sulla riabilitazione come l’AMPS (Automated Peripheral Mechanical Stimulation). I farmaci sebbene possano aiutare a moderare i sintomi tipici del parkinson, è importante ricordare che le terapie per questa malattia non consentono di interrompere il decorso della malattia, nè tantomeno di guarire. È altresì importante far sapere che ogni persona risponde diversamente alla terapia, quindi un farmaco che può risultare efficace per un paziente, può non dare gli stessi risultati terapeutici ad un altro.

Veronica Mattiacci

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